Poesia X · Ottonari · circa 2017

Gentil Notte

Una gentil notte scende
sui nostri volti stanchi
e copre con sospiri e canti
gentili occhi, a lasciarsi
navigar da sogni e incanti
tutto fuor che renitenti.

Con passi assai moderati
e lenti, sui dolci melismi
di vaghi venti notturni
graziosamente danzano
soavi brezze con tende,
luci con specchi oscillanti,
mentre i più belli pensieri
si destreggian nella mente
come acrobati circensi.

Lava via anche i tormenti
lento l'insipido siero
dalla notte gentilmente
somministrato: estingue
i superflui impulsi
dei nervi nostri stanchi
e, come una mano calda
avvolge i sentimenti
placidi degli amanti,
così la notte conquista
i nostri umili sensi
e ci guida verso i suoi
più reconditi meandri.

Nota dell'autore

Un sussurro serale, in ottonari, percorso da una nobile stanchezza. La notte scende sui volti come una danza lenta di aristocratici (gentile e soave, un po' rilassante e un po' noiosa), e ogni cosa che la compone, brezze, tende, luci oscillanti, concilia il sonno. È una poesia descrittiva, fitta di figurazioni, che fissa con precisione lo stato del poeta nell'istante di coricarsi: nessuna emozione accesa, nessuna preoccupazione nell'incontro con la Gentil Notte. È lei a prendersi cura di lui, a condurlo per mano verso i suoi "più reconditi meandri", in un oblio fatto di piacevole abbandono al sonno.