Poesia VIII · Verso libero · 2021
A casa mia
È quando ho
salpato porti
e navigato sorti,
inciso istanti
e donato intenti;
quando ho
assecondato i venti
e raccolto lauti proventi
ma vaghi e distanti
d'altrui rimangon
ancora i consensi;
quando ho
atteso invano eventi;
è quando ho
condotto esperimenti
e collezionato
sentimenti
e, colmo,
godo il frutto
dei miei ardimenti,
eppur miti e stanche
son d'altri le imprese
e tali i loro moventi.
quando mi
fermo per un istante,
guardando oltre,
giacché incontro
l'inizio dei turbamenti;
è quando,
piacevolmente offeso
giaccio a ciò dinnanzi
che giro i tacchi
e torno
a casa mia.
Nota dell'autore
La poesia è un viaggio (forse reale, forse figurativo, forse il percorso di una relazione) che si compie interamente dentro una frase sospesa. L'intera struttura si regge su una catena di anafore ("è quando ho") che ritardano il verbo risolutivo, "torno", fino agli ultimi versi. Questa suspense sintattica non è un artificio: rispecchia la tolleranza del poeta, la sua pazienza che si allunga verso un limite. Il lettore è costretto a chiedersi: dopo tutto questo, cosa farai?
Il poeta non nega i frutti del viaggio. Li enumera con precisione ("lauti proventi", "collezionato sentimenti", "godo il frutto dei miei ardimenti") e li riconosce come genuini. Ma accanto ai successi si accumulano, dapprima lievi, le manchevolezze altrui: consensi "vaghi e distanti", imprese "miti e stanche", moventi tiepidi. La delusione cresce per gradi, come un fluido in un recipiente, fino a "l'inizio dei turbamenti", il punto in cui il livello minaccia di strabordare.
Eppure non c'è sfogo. Il gesto finale è una ritirata lucida, non una fuga: il poeta sceglie di portare con sé ciò che ha guadagnato e sottrarsi a ulteriori perdite, prima che la somma diventi negativa. "Giro i tacchi e torno a casa mia" è un atto di saggezza pratica, quasi contabile, vestito di dignità. La casa è il luogo dell'intimità prediletta, dove il dare e il ricevere tornano in equilibrio.