Poesia VII · Verso libero · 2022

Vorrei, 9

Vorrei tanto che
come queste labbra
fosse morbida e
vera la poesia
e come questa voce
valida e colma.

Vorrei scrivere
l'ebbro bacio
dei tuoi occhi
nei miei neri segni.

Non odo però
che'l vitreo mormorio
della mina
sui miei scritti,
anziché i teneri sussurri
dei tuoi concetti
nei miei orecchi.

Nota dell'autore

Il motore del testo è una mancanza che si fa corpo: labbra, occhi, voce. A questa concretezza desiderata si oppone, per sinestesia, l'astrazione della scrittura: la poesia vorrebbe farsi morbida e colma, i segni d'inchiostro vorrebbero contenere l'inebriante intensità di uno sguardo. Ma la sostituzione non regge. L'autore brama la vicinanza fisica della persona amata che la pagina non può offrire, e arriva a ridicolizzare il proprio mezzo: il "vitreo mormorio della mina" è un suono secco, sterile, lontano dai sussurri (teneri, non necessariamente candidi) che vorrebbe ricevere. La poesia, qui, confessa la propria insufficienza.